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1 novembre 2014

Perché alla fine delle transizioni demografiche le donne fanno meno figli?

Desidero condividere con voi un parere e al contempo vorrei rigirarvi la domanda a cui ho sinteticamente voluto rispondere.
Il quesito è riportato nel titolo del post, buona lettura!


Secondo una statistica stilata dall’International Monetary Fund, dal 1980 al 2012 grazie al saldo positivo dell’immigrazione, la situazione demografica italiana emerge invariata. Escludendo intenzionalmente il fattore immigrazione, ricaveremmo dati demografici in evidente decrescita. 
Questo recente step evolutivo - demografico è il risultato di numerose problematiche che affliggono la nostra società. Basti pensare alla situazione economica precaria che affligge una fetta rilevante di famiglie italiane. Quest’ultima, oltre a preoccupare le tasche degli italiani che sulla soglia del limite, tra stress e impieghi saltuari di integrazione al proprio, giungono col cuore in gola a fine mese, incide sulle condizioni psicologiche del singolo individuo. 
L’esito di questa prima osservazione è pertanto legato ad un fattore di instabilità economica familiare. Infatti, oggigiorno è impossibile contare a lungo termine su un impiego, e se in un ipotetico nucleo famigliare a dover “remare” è un padre, inteso come singola fonte di entrate, si valutano diverse sfaccettature sulla decisione di procreare.
Dal rovescio della medaglia invece, ritroviamo nuclei familiari ben connessi nel tessuto lavorativo, titolari di imprese familiari tramandate come un testimone da padre in figlio, famiglie benestanti sin dalla “notte dei tempi”, impiegati nei pubblici impieghi, quali sanitari volendone citare uno. 
I fattori che influenzano più direttamente la diminuzione del tasso di natalità di questa seconda tipologia di contesto familiare, non riguardano la ricchezza e neppure l’economia, bensì la profondità dei mutamenti provocati dal progresso economico nella vita delle famiglie.
Le priorità di ogni donna, sono via via mutate nel corso del tempo. 
Mezzo secolo fa, un matrimonio presupponeva il frutto di due o più figli. Più di un secolo fa la media del tasso di natalità era sconcertante, ogni famiglia cresceva in un appartamento che oggi potremmo immaginare adatto a tre abitanti, sei o più figli.
La donna ha gradualmente maturato nuovi metodi di visionare la realtà, del tutto incompatibili con quelli antecedenti al 1980. Oggi più di ieri, vuol sentirsi emancipata, desidera giocare bene le proprie opportunità investendo sul proprio titolo, ambisce ad una carriera prima ancora di una famiglia, posticipando sempre più quel sogno primordiale di concepire una creatura tutta sua. 
Il mio criterio del tutto personale nel valutare questa situazione, ruota fondamentalmente su due versanti: il primo economico – psicologico, il secondo si piega ai mutamenti graduali del pensiero, delle idee, dei progetti e dello stile di vita.