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2 marzo 2015

Stanotte solo colpi bassi. 

Ho voglia di scrivere, così nero su bianco, senza pensare molto a come chiuderò il periodo, se basterà un punto o soli tre punti di sospensione.
So che quest'anno ho subìto una forte influenza esterna, mi sento diversa, sarà il trasferimento, saranno le circostanze. 
Mi sento decisamente meglio, riesco autonomamente a far quadrare i conti, a far rientrare le spese personali e non, mi piace e credetemi- mi da' un enorme senso di soddisfazione.
Sento i miei gusti sempre più decisi, marcati, riesco a creare un veloce ma attendibile quadro della situazione.
Ma uno degli aspetti che meno mi convince è quell'ego di maternità che affiora costantemente, che il più delle volte lascia nude le pagine del mio diario.
Non parlo dell'idea di essere genitore, bensì della predisposizione ad esserlo, di quel qualcosa che ad un certo punto ti scatta dentro e pensi "Sì sarebbe meraviglioso". 
Sono la single quotidiana della porta accanto, che sente emergere in sè qualcosa in grado di completarla, questo sì mi crea paure, mi costringe a rivedere alcuni pensieri, rivisitare alcune idee e magari ritrovarle più mature. 
Il mio uragano è iniziato sotto Natale. Lavoravo presso un delizioso negozio di borse e accessori della zona, lì è consueta la mia presenza di quel periodo. 
Ogni esperienza ti regala qualcosa, qualcosa per la vita che va al di la' dello stipendio, io la penso così e per tale ragione mi reputo sempre "online", aperta al mondo, alle esperienze lavorative e non, vado alla ricerca di quel qualcosa che ricavo solo dopo avere seminato. 
Di volti ne ho visti molti in negozio, altrettante sono state le richieste soddisfatte; eppure talvolta le persone sono così banali a rincorrere le tendenze e poi boh... non ti lasciano nulla, solo voci che creano frastuoni.
Non che ad una commessa bisogni lasciar chissà quale ricordo, però gli unici ricordi mi pervengono da ragazzi impacciati nella ricerca del regalo giusto per la propria lei, da coppiette così spente e ripeto, così spente da entrare insieme in negozio, dividersi e ritornare insieme alla cassa con quel povero zerbino di turno.
Sì, questo mi mette una tristezza sconfinata, forse dovremmo nuovamente rivisitare ciò che intendiamo per "donare" e che intendiamo per "relazione", perché al momento ho solo potuto constatare che il 90% delle donne ama parlare di autonomia e di ideali, ma di fatto non ci pensa due volte a far pagare il conto della propria wishlist al proprio lui. Ho potuto constatare che sono più i "amore andiamo lì" "amore mi ci porti" , piuttosto che "ti va un tramonto"?
E chissenefrega se non ti sei truccata, se non sei come vuoi, chissenefrega se non hai il gel. Possibile aver materializzato anche l'amore? Ditemi seriamente di no.
Così tra uno sguardo e l'altro, tra uno strozza collo in tinta con la borsa e un accessorio da riordinare, mi ci trovo sotto lo sguardo loro: lei bassina, anche lui - carini pensai.
Poco meno di sessanta anni ciascuno, ma li portavano decisamente male, glielo si leggeva negli occhi che lavoravano da una vita, erano trascurati. Lei era contenta, probabilmente chissà quante volte sarebbe voluta entrare in negozio, ma magari si sentiva fuori luogo. Questi sono i pensieri di una donna, "non entro lì perchè sono tutte perfette e ordinate eccetto me". Ebbene, lei accanto a lui si sentiva forte, non chiedetemi come io l'abbia notato, ma erano così incredibilmente fuori luogo e nel posto giusto che un brivido mi ha scossa.
Chiedo gentilmente se posso essere d'aiuto, al che il marito mi risponde che oggi ha portato la moglie perchè vuole comprarle una bella borsa.
Seconda scossa dentro me. La moglie è così felice, felice come se lo stesse apprendendo adesso. 
Lo sguardo scivola sulla borsa che indossa, credo non l'abbia mai sostituita da anni, non me lo dicono - ma propongo loro l'ultima borsa in saldo della collezione più economica. Primi sguardi, prime luci negli occhi, noi ci eravamo intesi. D'un tratto mi ritrovo con gli occhi lucidi. Porgo la borsa alla donna che l'afferra contenta dicendomi che è quella giusta. Osserva le cerniere laterali, la capienza ed è felice, il marito si mette in coda per il pacco regalo.
Non ho mai visto due persone più innamorate, non ho mai percepito quell'amore che a distanza di anni si ricompone da rinascere in qualcosa di veramente bello.
Mi accorgo che il più delle volte viviamo con una persona e neppure ci accorgiamo dei cambiamenti che questa subisce, dei suoi bisogni. E quell'uomo per me ha vinto. Ha notato che la sua lei, magari come qualsiasi altra donna terrestre potesse desiderare una nuova borsa, che tra me e voi di certo non era nelle loro priorità, ha notato il suo disagio, la sua insicurezza nel suo sentirsi femminile, ma era al suo fianco, capite cos'intendo? Non aveva voglia di rottamarla, ma di continuare ad amarla. Per me quei due erano l'amore e lei sebbene conciata non vi dico come, ai miei occhi era meravigliosa. In lei finalmente ci ho visto quella donna che non pretende, che ascolta e che sebbene tutte le intemperie e i pensieri di non essere all'altezza, accanto al suo uomo lei era felice, non pensava, riusciva a sentirsi bene con sé stessa.
Di lui invidio il modo in cui la guardava, lo sguardo profondo che mi ha scossa più volte e ancora continua a farlo.
Sono andati via, mi hanno silenziosamente raccontato la storia alla quale non credevo più e lo hanno fatto con una semplicità e noncuranza che trascorsi le notti successive in lacrime. 
Lacrime che hanno segnato mesi, mesi che hanno segnato pensieri, pensieri che hanno provocato sensazioni.
E stasera vorrei potere chiudere occhio senza pensarci, ma è così talmente grande che mi invade la mente e mi regala felicità.


Io non ho bisogno di denaro
ho bisogno di sentimenti
di parole
di parole scelte sapientemente
di fiori detti pensieri
di rose dette presenze
di sogni che abitino gli alberi
di canzoni che facciano danzare le statue
di stelle che mormorino
all’orecchio degli amanti.
Ho bisogno di poesia
questa magia che brucia
la pesantezza delle parole
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.


Alda Merini