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28 aprile 2015

Ed eccoci di nuovo qui seduti a tirare le somme.

È utile fermarsi di tanto in tanto, specie quando senti scomode le scarpe finora indossate, quando non sai da cosa derivi il problema e prima di sostituirle definitivamente con un nuovo paio, cerchi di capire perché al momento dell'acquisto ti sembravano piume, per qualche giorno le hai nuovamente riconfermate comode soddisfatta della spesa e per qualche oretta in più, oggi vorresti metterle via.
Ebbene, scarpe come gli avvenimenti, scarpe come le persone che vedi e ancor peggio senti evolvere col passare del tempo, da cui vuoi liberartene e non necessariamente sostituirle.
Oggi ho intenzione di tirare i lacci della mia scarpa, per stringerla e sentirmi comoda nel mantenere il mio ritmo vitale.

Qualcuno le chiama pulizie di primavera, io la definisco autodifesa necessaria.

E per certi versi è buffo, è buffo parlare di scarpe, buffo parlare di cerchi che senti il bisogno di stringere, perchè consapevole che da lì a breve saranno loro a stringere te.
E ammetto che il coraggio non è mai abbastanza, ogni anno è una difficoltà in più direttamente proporzionale alle emozioni che hai provato prima di tirare le conclusioni.
Ad oggi, nulla di nuovo, qualcuno è uscito via dalla mia vita, è inutile dire che certe situazioni lasciano il tempo che trovano e va bene così.
Il perimetro del mio strano cerchio, rimane costante, i pensieri sono più intensi, i "vorrei" sono mutati in "impegni" e forse anche la mania di non farmi conoscere via via scema sempre più.
Spesso mi si chiede, perchè.
Ed io taccio, pensando che di sbagliato c'è l'approccio, ci sono le domande stupide del "che ti piace fare?" "che tipo di persona sei?".
Divento matta credetemi e qualora risponda anche solo ad uno di quei quesiti, va inteso come un rifiuto reale di conoscenza.
Non parlo di me quando ho voglia di dedicarmi a qualcuno, o meglio evito di incentrare i discorsi su me, sui miei gusti, sulle mie reazioni poco comprensibili, perché l'unica cosa che non voglio è disegnare all'altro cartine geografiche per terra, mappe e leggende per decifrarmi. 

Penso di essere un viaggio, ed io come credo anche tu, quando prenotiamo un biglietto verso un luogo sconosciuto a noi, non sappiamo di quali avventure saremo i protagonisti.
Prepariamo una valigia di ciò che riteniamo utile, necessario per la nostra meta.
Io porterò i pantaloncini ma non è detto che potrò sfruttarli, non è detto che le temperature mi consentiranno di indossare ciò che ho scelto.
Una valigia di esperienze penserei oggi rapportandolo alla vita, positive da cui trarne spunto e negative da cui trarne insegnamento.
A me piacciono le persone che come quella valigia sappiano mettersi in gioco, che essendo cupo il cielo ed avendo pantaloncini in valigia, cerchino vie trasversali per poterli comunque indossare, magari indossando anche un collant.
Adoro le persone che non mi chiedono, ma decidono di scoprirmi, che mettono alla prova le mie reazioni, la mia pazienza, per dare origine ad un pensiero che sia loro, che sia in evoluzione.
Ognuno di noi è un viaggio, io posso solo darti un parere soggettivo se ho vissuto quel tipo di esperienza prima di te, ma il tuo potrà comunque essere differente, magari avrai la fortuna di godere del sole che emana un cuore, magari ti ritrovi di fronte al cielo più grigio e allora andrai via, perchè è più facile controllare il meteo, prendere il primo treno e raggiungere un altro luogo per trascorrere il week-end.