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14 giugno 2015


“…ma stai attento, Icaro, a non accostarti troppo al Sole, perché si scioglierebbe la cera che tiene salde e unite le tue ali…"

Conoscete il finale? 

Icaro consapevole del calore cocente del Sole che avrebbe disfatto le sue ali, ma inebriato com'era da quel magico volo che gli faceva scorgere mari e terre lontane, finì per volare verso il Sole.

L'esempio chiave di come talvolta, sebbene scarsamente provvisti per spiccare in volo ci illudiamo d'essere l'eccezione alla regola e puntualmente ci ritroviamo ad abbracciare il primo cuscino di turno, avvolti da una tristezza senza pari.

Mi chiedo se a spingerci verso quel volo sia la necessità di sperimentare orizzonti lontani e se arrivati a quel classico punto di non ritorno, incominciando a sentire il calore rovente bruciare le nostre ali, decidiamo di affrontare il finale di quel volo motivati da quell'accenno di panorama che sebbene appaia vicino, è in realtà ancora molto lontano.
Di certo non sempre il gioco vale la candela. E finché avremmo ali di cera occorrerà adattarci visitando panorami più vicini a noi e pian piano imparare a volare senza ali, senza vincoli.
L'irraggiungibile ammalia, l'impossibile conquista, ma la vera sfida è dare un senso al quotidiano, godere la magia di ogni giorno, perché spesso conta più il viaggio che la meta.