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18 febbraio 2016

Breve descrizione

Al levar del sole, i colori della mia terra iniziano a ravvivarsi - il cielo raggiunge l'apice della brillantezza e i raggi intiepidiscono il mondo sottostante.
A qualche isolato da casa mia, il giornalaio sale la saracinesca, gli odori delle pasticcerie attraversano intere vie e pian piano si attivano gli ingranaggi del risveglio sociale e del buon umore che solo una teglia di  croissants appena sfornati può disperdere nell'aria.
Come consueta abitudine porgo il viso al venticello di febbraio e avvolta da un enorme sciarpa, intraprendo la mia breve passeggiata recandomi a lavoro.
Pochi minuti e dieci o undici buongiorno incrociano diverse routine sincronizzate alla mia.
Penso che il mattino ammorbidisca un po' tutti, anche gli sconosciuti sono più vulnerabili al saluto - e sinceramente mi potrebbe mancare non poter esprimere da un giorno all'altro i miei radiosi buondì.
Mi gusto anche oggi l'atmosfera, questa siccità alternata da raffiche di vento intorpidisce un po' i movimenti, arrecando raffreddori e brutte ricadute.
Di questa terra che odiavo, ne amavo le albe, ne amavo i tramonti, ne amavo le tempeste estive, ne amavo perfino i buongiorni.
Era un amore viscerale, di un amore che se scappi ti riattira a sé - un amore di appartenenza.