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19 marzo 2016

Un sonno intermittente, quello di stanotte - mantenuto tale dalla mia frequente attività onirica.
Due strane ma diverse circostanze si susseguono.
Allorchè entrata in chiesa per assistere ad una liturgia, constato a primo acchitto che i posti a sedere sono quasi del tutto occupati, mi guardo intorno con maggiore attenzione - magari con un po' di fortuna potrò scorgere uno spazietto in fondo alla navata centrale.

E proprio in quel frangente di attenzione noto un profilo famigliare, che ben riconosco: quello di mio nonno. È seduto, mi dà tutta l'aria di uomo annoiato, il quale cerca di ammazzare il proprio tempo guardandosi intorno, la sua destra non è occupata. Mi dirigo verso di lui e una volta raggiunto, sedendomi lo stringo a me.
Mi sveglio di soprassalto, quasi a voler sperare di essere ancora viva.
La destra libera mi lascia molto riflettere.
Riprendo a riposare.

Esco di casa per dedicarmi allo jogging, al ritorno, una folla esulta con gli occhi puntati al cielo, bisbigliano di una bomba nucleare da poco lanciata che, -secondo i media- sta ora producendo i suoi effetti visivi: il cielo pare spaccarsi in diversi punti, le crepe sono evidenti.
Corro verso casa, abbraccio i miei genitori..ripenso agli effetti del nucleare, quasi temo di sciogliermi per le radiazioni. Tutti e tre osserviamo dalla finestra l'evolversi del cielo in continua alterazione, adesso assistiamo anche ad un fascio di luce cangiante. Ci illudiamo che non accada nulla, mentre la mia mente contorta inizia a pregare.
Il cielo ci sorpende, scurendosi appaiono ora alla base una moltitudine di stelle fittizie, che quasi sembrerebbero fiocchi di ghiaccio da colorare.
Ci rassegniamo, non serve fuggire. Restiamo uniti in camera mia.
Con l'infantile curiosità del modo in cui morirò, mi sveglio ancora una volta.