Pagine

27 maggio 2016

La tua bellezza

Sarei un’ipocrita a contraddire la tua verità, i veri intenditori sanno come fare.
Tuttavia  lavorandoci con le parole, nessuno meglio di te sa sceglierle e inserirle al posto giusto, certo di star conferendo loro il vero senso.
Alvie, per tutto questo tempo ho stretto a me sonetti e stralci di pensieri:  qualcuno l’ho voracemente imparato, diversi li custodisco fra le pagine del mio taccuino; sapessi quante vite giacciono in pochi centimetri di cellulosa, costrette ad andare d’accordo.
Ho sfoderato decine e decine di libri per la mia forma maniacale di mantenerli intatti, curo la copertina e mi dedico al contenuto, come stile di vita.

Alvie, esistono poesie non ancora rilegate, parole non ancora pronunciate tantomeno assemblate, nude di copertina e povere  di amatori. E non si è mai preparati abbastanza quando inciampando in un groviglio di sillabe,  si distingue ora un verso, ora una strofa, ora tu: un meraviglioso componimento.

È vero – anni di esperienza ci hanno ben ammaestrati ai metodi più originali per custodire estratti, testi, autori e poesie.  Anni a stringere edizioni di volumi continuamente mandati in stampa, consapevoli di ritrovarne copie in ogni dove. Sì, - sappiamo come fare.
- E di un uomo-poesia a cui non è concesso vivere in nessun foglio di alcuna edizione?  

- Del barlume di versi non ancora scritti che in te riesco a scorgere?
- Io non so come fare, ma  bisogna averne cura, Alvie. 
- Mi concedi di averne di te?

Se ti  perdessi, perderei uno fra i più bei componimenti mai pensati. Giammai spero accada!
Non ci si abitua mai – la vera bellezza è inafferabile.