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8 ottobre 2016

E quando il vento lo vorrà ci incontreremo, ci troveremo

Ogni Donna prima o poi incontra l’uomo che aspettava, in quella prima decade di ottobre io incontrai il mio. Venerdì 7 non me ne stavo acciambellata sul tappeto, gironzolante per casa o abbracciata a mamma India, come avviene di consueto. La nuova città aveva aperto le porte a una nuova vita  ed io quel dì me ne stavo distesa a scrivere al mio Alvie.
Quella con Alvie è una corrispondenza avviata un po’ per caso, sfociata in conoscenza e portata avanti con cura e cuore.  Sì, cuore. La nostra non può considerarsi una deliziosa commedia improntata dal grande Allen, Alvie lo imparai a conoscere poco per volta e tra noi nessun amore finito da recuperare.
Durante questi mesi l’ho potuto stringere assieme alle fantasie più belle, l’ho coccolato fra i pensieri e percepito poi a Capri, nell’orecchio di una Sarmaticus.
Chissà se lo sanno taluni giorni d’essere segreti, unici e irripetibili. D’improvviso venne inaspettato anche il nostro giorno segreto e sul finire quel giovedì ci vedemmo.
In realtà ci vedemmo sul nascere del venerdì, salii in ascensore col cuore in gola e uscii di casa, mi sedetti dapprima su un gradino, poi presi ad agitarmi, volsi lo sguardo, i fari della sua auto mi abbagliarono. Era lui.  Era lì.
Mi avvolse in un abbraccio. Per qualche minuto credo che il cuore mi avesse abbandonata e fosse corso ad abbracciare il suo.
Una cosa veramente salva la vita,  abbandonarsi alle braccia di qualcuno di cui hai davvero bisogno.
Impacciata ho aspirato il profumo fino ad avvertire l’odore  della sua pelle, carezzato la sua chioma e posato timidamente due o tre baci sul collo.
Diceva di sentirsi un ladro, Dio avesse saputo come mi stessi sentendo io!
Ci fermammo a prendere due birre, mi mostrò il suo orribile porta spiccioli. Fui clemente nel dirgli che tuttavia mi piaceva il pellame di cui era costituito .
Accordammo una passeggiata in una piazzetta poco illuminata di Ognina. Dava sulla strada, così ci appoggiammo su quella sorta di ringhiera in vetro a sorseggiare le nostre Tennent’s.
La presenza di lui mi agitava al punto tale da cercare il suo contatto.
Le sue braccia non avevano nulla da invidiare al Duomo di Milano o alle chiese del Bernini. Alvie brillava di luce propria, ora potevo confermarlo.
Mi baciò la punta del naso, sorrisi, gli sfiorai le labbra.
Da quanto tempo desideravo baciarlo… il mio rossetto si trasferì sulle sue labbra: per la prima volta gli stavo lasciando qualcosa di mio nel più bello dei modi.